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La Figura e il Mito di Fra Dolcino

Fra Dolcino da Novara è stato un Predicatore.
Fondatore e Guida Spirituale del Movimento dei Dolciniani.
Vissuto nel periodo più buio del Basso Medioevo, è stato una figura di grande carisma e dalla grande personalità. Oratore di spicco, fluente nella comunicativa, sotto la sua leadership il numero dei seguaci al movimento crebbe a dismisura, fino a toccare le 10000 unità. Pensando che all’epoca la città di Novara contava circa 5000 abitanti, è possibile avere un riscontro migliore su quella che è la portata dei numeri. La sua Predicazione, fatta di contenuti apertamente ostili alla Curia Romana, uniti ad una dubbia condotta morale, attirò le ire della Chiesa. Papa Bonifacio VIII° ne bandi’ contro una vera e propria persecuzione, che portò a scontri ed episodi di guerriglia urbana, che terminarono con lo sterminio di quasi tutti i Dolciniani e la cattura dello stesso Dolcino. Accusato di Eresia dall’Inquisizione, fu bruciato sul rogo nel 1307.

Quadro Storico

Fra Dolcino si inserisce in un contesto storico ricordato come Disputa sulla Povertà Apostolica. Si tratta questa di una feroce controversia che vide scontrarsi la Chiesa Cattolica e l’Ordine Francescano, in un arco di tempo che va dal 1200 al 1350 circa. Siamo nel periodo del cosiddetto Pauperismo Medievale, una corrente di pensiero che caratterizzò gli Ordini Mendicanti e che esaltava un messaggio religioso che si riassume intorno alla questione sulla legittimità della chiesa di possedere beni e ricchezze. In contrapposizione alle gerarchie ecclesiastiche, i pauperisti vivevano gli insegnamenti e la dottrina di Gesù Cristo come riportata sui Vangeli, ponendo l’accento sulla povertà individuale del singolo cristiano.

Allargando inoltre il quadro storico, andando quindi indietro nei secoli, vediamo che alla morte dell’Imperatore Romano Teodosio nel 395 d.C. gli immensi territori dell’Impero Romano furono divisi tra i suoi due figli, Arcadio, il maggiore che ereditò quello che sarebbe diventato l’Impero Romano d’Oriente, e Onorio, il minore, a cui venne assegnato l’Impero Romano d’Occidente. Nelle intenzioni di Teodosio, la suddivisione doveva portare una migliore organizzazione burocratica e militare, cosa questa che non avvenne mai, tanto che nella pratica i due territori non si sarebbero mai più riuniti. L’avanzata dei popoli barbari (Roma stessa fu vittima del famoso Sacco ad opera dei Visigoti di Alarico) portò ad un profondo cambiamento geopolitico che sarebbe infine confluito nel Sacro Romano Impero. Quest’ultimo nelle intenzioni iniziali, si poneva al servizio del Cristianesimo (da qui il termine “Sacro”); in realtà nel corso dei secoli se ne discostò sempre più entrandovi in conflitto.

Chiesa e Impero, raggiunsero entrambe il loro apogeo, diventando i due più grandi poteri universali del tempo. Pertanto la Chiesa, oltre a motivi di natura morale, non poteva accettare la perdita dei propri beni materiali e terreni; questo difatti avrebbe significato, perdere potere nei confronti dell’Impero.

Quest’ultimo trovò cosi’ nell’Ordine Francescano un valido alleato politico, esasperando la chiesa, tanto che all’inizio del ‘300, la “Disputa Apostolica” toccò la massima asprezza.

i territori del Sacro Romano Impero a cavallo dell'anno 1000 d.C.
i territori del Sacro Romano Impero a cavallo dell’anno 1000 d.C.

Biografia di Fra Dolcino

La storiografia non è in possesso di notizie certe sulla figura e l’opera di Dolcino. Anche il luogo di nascita non è chiaro. Si suppone sia nato a Prato Sesia, un piccolo comune della bassa Valsesia ma non esistono registri ufficiali. Le poche informazioni, peraltro incerte, ne danno oltretutto quale vero nome quello di “Davide Tornielli”, tipico cognome della zona di Novara. Lo stesso appellativo di frate è incerto; non ci sono documenti che ne attestano l’effettiva pronuncia dei voti.

La sua fede, il suo credo religioso e la successiva predicazione, trae origine dagli scritti di Gioacchino Da Fiore importante teologo italiano del tempo, inserito da Dante stesso nel Paradiso tra la schiera dei beati sapienti (canto XII, versi 139-141), la cui figura è attualmente sotto un processo di canonizzazione, e soprattutto dal movimento degli Apostolici fondato da Gherardo Segalelli a cui aderi’ intorno al 1291. Nati principalmente nelle regioni dell’Italia Settentrionale, gli Apostolici di Segalelli, pur realizzando un modello di vita basato su povertà e perfetta santità, furono ben presto messi al bando dalle autorità ecclesiastiche per il loro stile apocalittico, per la loro aperta opposizione al Papa ed i continui rapporti sessuali che avevano tra di loro, dando adito a gravi accuse contro la morale. Furono condannati e repressi dalla Chiesa Cattolica; Segalelli stesso fu arso come eretico sul rogo il 18 luglio 1300. Alla morte di Segalelli, Dolcino, uno dei suoi discepoli più in vista, ne prosegui’ l’opera di diffusione.

Fra Dolcino, litografia del litografo francese Michel Doyen, 1809-1881

La predicazione lo portò a continui spostamenti arrivando fino alla città di Vercelli. Qui le condizioni di miseria permisero di trovare terreno fertile per i sermoni di Dolcino che aumentò notevolmente il numero di seguaci. La forte personalità fece il resto. Rimasero affasciti persino elementi di spicco appartenenti ai ceti sociali più agiati e riusci’ per qualche tempo, a trovare anche sostegno militare grazie al nobiluomo Matteo Visconti.

Nel 1304 Dolcino, forte ormai dell’appoggio ottenuto, decise di occupare le valli della Valsesia, realizzando concretamente quel tipo di comunità teorizzato nella propria predicazione. Occupò dapprima la località denominata Parete Calva e successivamente si stanziò su ampie zone del Monte Rubello profetizzando e diffondendo le sue idee.

Ma come per tutti i movimenti ostili al Papa, anche contro i Dolciniani fu bandita una vera e propria crociata, proclamata dal vescovo di Vercelli. Tra il 1306 e il 1307, gli scontri tra le milizie capeggiate dalla Santa Sede e i seguaci di Dolcino furoni aspri e naturalmente pur resistendo a lungo terminarono con la disfatta del Dolciniani Furono catturati e passati alle armi tranne Dolcino, che fu processato e condannato ufficialmente assieme alla compagna, Margherita di Boninsegna.

Il Movimento, la Dottrina e i Contenuti dell’Ideologia Dolciniana

Alla morte di Francesco d’Assisi nel 1226, l’Ordine Francescano si divise in due correnti contrapposte: i “conventuali”, meno inclini alla regola originaria, che ammettevano la possibilità dell’ordine di disporre di beni propri e sostentamenti esterni preferendo una vita di preghiera e di convento, e gli “spirituali”, fazione meno moderata, maggiormente orientata alla regola di base, che optarono invece per una vita di povertà, austera e senza fissa dimora. Tra questi ultimi, invisi alla Chiesa, nacquero gruppi più violenti, predisposti al vagabondaggio e alle razzie, tra cui i Dolciniani, la cui predicazione si riassume in una serie di lettere che Dolcino stesso scrisse sulla base di forti influenze ispirate dagli scritti di Gioacchino da Fiore, alle quali associò una natura sempre più eversiva.

Fra i concetti cardine del suo pensiero, c’era l’eliminazione della gerarchia ecclesiastica, un ideale di povertà e una profonda avversione al potere feudale. Il modello proposto era la liberazione umana dai limiti imposti dalla società e la creazione di una nuova classe sociale egualitaria basata sulla comune proprietà e sulla parità di genere.

Basandosi sulle interpretazioni delle Sacre Scritture di Gioacchino da Fiore, la scansione del tempo fu suddivisa in tre epoche fondamentali: Età del Dio Padre, Età del Figlio, Età dello Spirito Santo. Da questa suddivisione Dolcino estrapolò diversi concetti dividendo a sua volta la storia dell’Umanità in quattro epoche distinte:

  • Periodo del Vecchio Testamento;
  • Periodo del Nuovo Testamento, di Cristo, e dei Dodici Apostoli;
  • Periodo dell’imperatore Costantino e di Papa Silvestro I° , caratterizzato dal declino della Chiesa;
  • Periodo degli Apostolici, caratterizzato da povertà e assenza di governo degli esseri umani, di cui i Dolciniani ne erano incarnazione.

Venne anche data una diversa interpretazione dell’Apocalisse di Giovanni.

L’Apocalisse di Giovanni (o Libro della Rivelazione) è l’ultimo dei Libri del Nuovo Testamento e il suo contenuto è un messaggio indirizzato alle sette chiese dell’Asia Minore, che a quei tempi erano i maggiori centri diocesani e religiosi della Cristianità, tutte concentrate in Anatolia, l’attuale Turchia (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea). Scopo del testo è incoraggiare i fedeli a resistere alle persecuzioni da parte delle autorità romane, con la promessa dell’avvento del Regno dei Cieli. Vengono citati episodi rilevanti quali l’apertura dei sette sigilli, l’invio dei flagelli, la discesa dei quattro cavalieri. Il testo si conclude con la sconfitta della Bestia e il nuovo regno determinato dal giudizio finale, il tutto accompagnato da un linguaggio simbiolico che ne evidenzia il carattere profetico. Caratteristiche esplicite che ne ne evidenziano il rinnovamento religioso.

un’immagine fortemente simbolica della venuta dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse, Guerra, Carestia, Pestilenza e Morte
Copertina di uno dei maggiori studi relativi all’Apocalisse di Giovanni, ultimo libro del Nuovo Testamento, ad opera dello scrittorev Yves Simonens

Rifacendosi all’Apocalisse di Giovanni, Dolcino identificò nelle sette chiese, sette nuovi soggetti che associò a sette angeli scesi in terra, incarnati in seguito in uomini di spicco:

  • San Benedetto visto come l’Angelo di Efeso, e la sua chiesa era l’ordine monastico;
  • Papa Silvestro I, visto come l’Angelo di Pergamo e la sua chiesa era l’ordine clericale;
  • San Francesco, incarnazione dell’Angelo di Sardi, la cui chiesa era l’ordine dei Frati Minori, i cosiddetti minoriti;
  • San Domenico, incarnazione dell’Angelo di Laodicea e la chiesa dei Frati Predicatori;
  • Gherardo Segalelli, predecessore e mentore, l’Angelo di Smirne, la cui chiesa era il movimento dei Fratelli Apostolici;
  • lo stesso Dolcino, incarnazione umana dell’Angelo di Tiatiri, la cui chiesa era appunto il movimento dei Dolciniani;
  • L’Angelo di Filadelfia che sarebbe stato il nuovo papa santificato.

L’impatto che ebbe la filosofia e il pensiero di Dolcino sulla Disputa Apostolica fu lacerante e l’esplosione della violenza pauperistica raggiunse uno dei suoi maggiori picchi.

Rivalutazione successiva
della figura di Dolcino

In seguito, la figura di Dolcino è stata ampiamente rivalutata. Tra i motivi principali, il fatto di riconoscere nella sua dottrina, un modello precursore e antesignano del Socialismo. Il letterato Emanuele Sella fu uno dei primi a teorizzare tale punto di vista, e in seguito, ampio risalto le fu dato dallo scrittore e storico Gustavo Buratti (conosciuto e apprezzato sotto lo pseudonimo di Tavo Burat) che studiò in modo approfondito il movimento, fondando nel 1974 il Centro Studi Dolciniani, del quale fu e coordinatore fino al 2009.

Nel 1907 sul monte Rubello, fu eretto un obelisco in memoria dei caduti, obelisco che venne successivamente abbattutto dal Partito Fascista nel 1927 che mal digeriva un simbolo dalla natura fortemente politica, socialista e avverso. Fu sempre Buratti comunque in seguito, a decidere di installare un cippo funebre in ricordo dell’obelisco e da allora ogni anno nella seconda domenica di Settembre viene organizzato un convegno dolciniano e una cerimonia commemorativa. All’inagurazione e alla messa in posa del cippo parteciparono quasi 10 mila persone e fu invitato a intervenire anche l’attore e dramamturgo Dario Fo, che tre anni dopo, nel 1977, avrebbe portato sulle scene insieme alla collega Franca Rame la commedia teatrale “Mistero Buffo”, dove la leggenda di Dolcino prese nuova linfa. E’ inoltre presente una targa in memoria, datata 1907, presente nell’androne del ex-convento di San Graziano a Vercelli, ora sede dell’Assessorato alla Gioventù.

Che il Socialismo abbia attinto in modo considerevole dalla filosofia di Dolcino, è tuttora argomento di discussione. Dante stesso ricorda Dolcino nella Divina Commedia, destinandolo alla bolgia dei seminatori di discordie

Or di’ a fra Dolcin dunque che s’armi,
tu che forse vedra’ il sole in breve,
s’ello non vuol qui tosto seguitarmi,

Vogliamo ricordiamo infine quella che è stata la loro massima, la parola “Penitenziagite” (fate penitenza) di cui se ne riferimento soprattutto nel grande romanzo di Umberto Eco “Il Nome della Rosa”.

In generale comunque, tolti i motivi puramente teologici, la figura di Dolcino è a suo modo controversa in quanto uno dei primi esempi di ledear filosofo e/o divulgatore, che mina alle radici il potere costituito, religioso, sociale e politico.

Oggi il tracciato della fuga di Dolcino e dei suoi compagni dalla Valsesia al monte Rubello è diventato un percorso di trekking.

«Gesù e gli apostoli non avevano mai posseduto niente»
(Dolcino)

La Morte di Paul Mc Cartney – Storia di una famosa leggenda

La presunta morte di Paul Mc Cartney è tra le leggende metropolitane più note. Una delle più famose, riscuote anche un certo credito tra i fautori delle Teorie del Complotto. Sarebbe avvenuta nel Novembre del 1966 a causa di un pauroso incidente stradale che vide coinvolta la sua Aston Martin DB5. I tre Beatles rimasti, Lennon, Harrison e Starr, con la complicità del loro manager Brian Epstein, decisero di non rivelare pubblicamente la notizia visto il grande successo che il gruppo stava ormai riscuotendo, sostituendo Paul Mc Cartney con un sosia.  Di li’ a poco uscirà Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band; l’album diventerà in breve, pietra miliare della musica Rock e da quel momento il sosia entrò in pianta stabile nel gruppo sostituendo Paul in tutto.

Come nacque la leggenda ?

I primi pettegolezzi cominciano a circolare tra il Dicembre del ’66 e il Gennaio del 1967, quando l’ufficio stampa dei Beatles si trovò spesso interpellato dalla stampa locale, riguardo le condizioni fisiche di Mc Cartney, effettivamente coinvolto in un incidente stradale. Fu necessario un comunicato stampa dove venivano dichiarate prive di fondamento le voci relative alle gravi condizioni di Paul, vivo, in ottima salute, solo leggermente claudicante. In modo ufficiale invece, sull’argomento tornò prepotente un programma radiofonico del 1969. Dalle frequenze dell’emittente WKNR di Detroit, il dj Russel Gibb affermava di aver ricevuto la misteriosa telefonata di un uomo che andava dicendo di essere a conoscenza di un grande segreto; nel famoso incidente di anni addietro, Paul Mc Cartney rimase vittima di un terribile schianto dal quale non usci’ vivo; la verità fu taciuta per interessi economici e l’uomo che si esibiva sul palco era in realtà un impostore.  A sostegno della propria tesi, il misterioso personaggio elencò una serie di indizi presenti negli album e nelle copertine dei dischi dei Beatles, sostenendo che il resto della band in preda ai sensi di colpa cercava comunque di rendere pubblica al mondo intero la terribile notizia.

Quello che sembra essere avvenuto in quel famoso 9 Novembre (altre fonti riportano la data del 5) si può riassumere cosi’: durante una delle loro estenuanti sedute di incisione, ci fù una brutta litigata tra i membri della band; gli animi si sarebbero surriscaldati al punto che Paul se ne andò sbattendo furiosamente la porta. Nel tragitto verso casa dette un passaggio ad una giovane autostoppista, che sulle prime non riconobbe la celebrità ma quando se ne rende conto, in preda all’euforia, gli fece perdere il controllo dell’auto. I due andarono a sbattere contro un albero e lo schianto fù talmente  violento da lasciare la famosa rock-star morta tra le lamiere. Quando la notizia giunge agli altri Beatles, i tre e il loro manager decisero di tenerla nascosta visto il momento di apice raggiunto dalla band. Paul viene seppellito in segreto e dopo qualche mese di ricerca viene sostituito da un sosia, uno scozzese di nome William Campbell, fino ad allora attore di scarso successo. Quest’ultimo acconsenti’ ad una serie di interventi di chirurgia plastica, riuscendo ad assumere perfettamente i connotati di Mc Cartney.

Indizi a favore della Tesi

I sostenitori della teoria ritengono che i tre Beatles rimasti, assaliti dal senso di colpa, disseminarono una serie di indizi nei loro album in cui confessavano la tragedia.  Tra i più rilevanti abbiamo:

  • Help
    Sulla copertina dell’album prodotto nel 1965, Paul Mc Cartney è l’unico a non indossare un cappello, e nel famoso singolo “Yesterday”, per molti la frase “I’m not half the man I used to be, there’s a shadow hanging over me” (“Non sono neanche metà dell’uomo che ero, c’e’ un’ombra che incombe su di me“) è esplicativa;
  • Rubber Soul
    Nella frase del brano “Nowhere Man” (“uomo invisibile, puoi vedermi?“) qualcuno legge un riferimento di John Lennon al defunto compagno;
  • The Beatles – Yesterday and Today
    Questa raccolta soprannominata “The Butcher Album” (l’album del macellaio), ha avuto una prima versione della copertina poi ritirata in fretta dal mercato a causa delle numerose critiche ricevute. L’immagine, alquanto splatter, ritraeva un cruento mix di sangue e bambole decapitate, secondo molti, a simboleggiare l’accaduto. Nella seconda versione della copertina Paul è all’interno di un baule non molto dissimile da una bara;
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    The Butcher Album (titolo orginale “The Beatles – Yesterday and Today) – a sinistra la copertina incriminata e velocemente ritirata dal mercato a causa dei problemi con la censura – a destra la nuova copertina in commercio, dove comunque sia Paul Mc Cartney è inserito all’interno di un baule dalle fattezze non molto dissimili a quelle di una bara.
  • Revolver
    Il tema dominante dell’album è la morte. Oltretutto sulla copertina, Paul Mc Cartney è l’unico rappresentato di profilo;
  • Sgt. Pepper’s Lonely Hearts CLub Band
    La leggendaria copertina, con il suo geniale mix di particolari e curiosità, ha alimentato numerose interpretazioni che avvalorano la tesi della morte del bassista dei Beatles. Paul Mc Cartney è l’unico rappresentato con in mano uno strumento di colore nero e sopra la testa appare una mano che secondo le credenze indiane simboleggia la morte. Tutta la composizione floreale è ritenuta da molti una composizione funebre e le rose gialle presenti rappresenterebbero un basso con tre corde (invece delle classiche quattro) a simboleggiare un Beatles che non c’è più.
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    La Copertina di Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band, oltre ad essere considerata capolavoro assoluto della Pop Art, è piena di minuzie che hanno alimentato in modo considerevole la leggenda di “Paul is Dead”.


    Altro indizio, tra i più interessanti, sta nella batteria.
    Se poniamo un gioco di specchi a sezionare perpendicolarmente la batteria al centro dell’immagine, la scritta “LONELY HEARTS”, tagliata in due diventa un’interlocutoria “1 ONE 1 X HE DIE“.  Apparentemente senza senso, tale frase viene tradotta dai più come “1 1 1 per HE DIE”  (1+1+1 = 3 perché HE DIE, in inglese “egli muore”, anche se non corretto da un punto di vista grammaticale).  Questo presunto indizio, famoso tra i complottisti con il termine di “Drum Clue” (“la prova della grancassa”) è tra gli indizi più complessi e intriganti dell’intera leggenda. Oltretutto non si ha traccia dell’esistenza del presunto ideatore del disegno indicato sul retro di copertina come l’artista “Joe Ephgrave”, artista sconosciuto i cui nome e cognome letti in modo scomposto compongono le parole epitaph (“epitaffio”) e grave (“tomba”). 
    A parte altri piccoli particolari possiamo sottolineare inoltre, che nel retro di copertina Paul si presenta, girato di schiena (unico del gruppo); per i sostenitori della tesi è un altro evidente indizio.
    Drum Clue
    Drum Clue – a sinistra l’immagine originale della batteria rappresentata sulla copertina di Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band – a destra la stessa immagine, sezionata in modo perpendicolare con uno specchio. E’ evidente come il gioco di specchi metta in mostra una frase interlocutoria “1 ONE 1 X HE DIE”


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    l’immagine mostra come deve essere posizionato un piccolo specchio, in modo da sezionare la frase LONELY HEARTS, riportata sulla copertina.

Si è inoltre speculato in abbondanza sulla maschera da tricheco presente nella copertina del “Magical Mystery Tour” simboleggiante la morte secondo la tradizione nordica, sul fatto che Paul Mc Cartney sia l’unico senza scarpe sul famoso attraversamento pedonale di “Abbey Road” e su canzoni quali “I’m so tired” e “Strawberry Fields Forever” dove in alcune tracce del vinile, se ascoltate al contrario, si sente John Lennon dire “Paul is Dead man” (Paul è un uomo morto) o “I buried Paul” (Ho sepolto Paul). In generale esistono numerosi spunti su cui vengono continuamente formulate ipotesi sulla veridicità della leggenda e per una lettura più approfondita dell’argomento, si rimanda all’esaustiva pagina di Wikipedia, dove è trattato abbondantemente.

Versioni della Leggenda

Esistono varie versioni della leggenda.
Una, riporta come data il mese di Dicembre 1965, dove Paul non avrebbe litigato con gli altri Beatles ma era ad una festa in grave stato confusionale a causa dell’enorme abuso di droghe; un’altra dove Paul sarebbe morto nell’impatto, mentre in un’altra ancora sarebbe stato sbalzato fuori dopo l’urto. La ragazza accanto a lui (il cui nome era Rita) era incinta e stava scappando dal violento fidanzato. Un’altra versione ancora afferma che in realtà Paul quella sera era libertino, in compagnia dell’amico e nobiluomo inglese Tara Brown, guidando sotto l’effetto della marijuana (Tara Brown, personaggio molto in vista nella Londra bene, effettivamente deceduto, in seguito alle conseguenze di un incidente stradale nel Dicembre del 1966).

Diverse versioni anche sul misterioso personaggio che chiamò il dj Russel Gibb; per alcuni si tratta di un misterioso Alfred, per altri di un certo Tom. Non mancano versioni discordanti sul sosia; chi dice fosse un attore scozzese molto assomigliante a Paul Mc Cartney, chi sostiene si tratti di un certo William Sheppard, un poliziotto canadese.

In ogni caso il sosia, presentava alcune differenze, motivo per cui i Beatles decisero di non esibirsi più dal vivo. In primis era più alto di Paul, in secondo luogo non ne aveva effettivamente lo stesso timbro vocale, infine a differenza di Paul Mc Cartney, non era mancino.

Tesi non a sostegno della Teoria Complottista

LeggendeUrbane naturalmente è interessata a valutare la questione con spirito critico da ogni punto di vista.
Anzitutto non sembra possibile per un sosia essere parte attiva di una band la cui discografia è universalmente riconosciuta come tra le più importanti della Storia della Musica.  Oltretutto la grande carriera solista dello stesso Mc Cartney,  stona con l’idea di un sosia in grado di possedere il medesimo talento (Paul Mc Cartney è l’autore principale di autentici gioielli quali “Hey Jude” o “Healter Skelter”). Vengono inoltre citati indizi presenti in album quali “Help” e “Rubber Soul” ma tali album sono in realtà prodotti nel 1965, antecedenti alla data della presunta morte.  Altro importante elemento è il Gossip dell’epoca. Pochi giorni dopo la data della presunta morte, le riviste scandalistiche pubblicarono foto di Paul in giro in Kenya per un safari in dolce compagnia. Risulta difficile pensare ad un sosia, e a presunti ritocchi di chirurgia plastica, in un lasso di tempo cosi’ breve.

In realtà tutto sembra semplicemente una geniale montatura degli stessi Beatles. Un pò per burla un pò per scherzo, i Beatles stessi a seguito ad una caduta di motorino di Paul, decisero di alimentare le voci con indizi fasulli. John Lennon era famoso per il suo humor nero; nella pratica ciò che fecero fu un’eccezionale operazione di marketing.

Concludiamo con due curiosità: nel Marzo del 2015, durante un’intervista rilasciata al sito web Hollywood Inquirer, Ringo Starr si confessò; nel 2009 invece, due periti italiani, Francesco Gavazzeni e il medico legale Gabriella Carles, sfruttando tecnologie moderne, hanno sottoposto ad una serie di analisi biometriche i tratti facciali di Paul Mc Cartney prima e dopo la presunta data e a sorpresa ritengono di poter dire che non c’è certezza che si tratti della stessa persona. In base alle analisi effettuate, i due scienziati ritengono possibile possa trattarsi di due persone differenti.

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alcune foto di Paul Mc Cartney, messe a confronto con analisi biometriche

Gli Arconti

La figura dell’Arconte è, in generale sconosciuta.
Le informazioni in merito sono poche; alcune peraltro, poco attendibili. Sono diffuse teorie che vedono nell’Arconte una metafora dell’universo, dove i pianeti sono emanazioni di energia, flussi magnetici che influenzano il cosmo; la Terra, primo Arconte ad essere generato, grazie a tali flussi, tiene l’Uomo ancorato a sé, non permettendo alla propria anima di fuggire da un corpo in cui è prigioniera. Altre tesi vedono negli Arconti (definiti presunti “Loro”), la funzione di tenere intrappolato l’essere umano nel Tempo. Lo dominano e ne sono i padroni della mente. A causa loro l’uomo vive nel passato o si proietta nel futuro, non vivendo davvero mai il momento presente.

Nella sua rappresentazione più tipica invece, quella dell’Arconte è una figura cardine di antiche dottrine religiose. Esoterismo e culto, si fondono, mettendo in luce un simbolismo legato a vecchie credenze, fonte di ispirazione di un antico misticismo, nel tempo andato perduto.

unaRappresentazioneDegliArconti
Alcune possibili raffigurazioni degli Arconti girando per il web; Arconti in quest’ottica, visti come esseri demoniaci.

Chi sono gli Arconti

Gli Arconti, sono entità associate allo Gnosticismo.
Nella teogonia e nella cosmogonia gnostica, il loro ruolo è quello di giudice, controllori dell’universo materiale.

Cosa sono la teogonia e la cosmogonia ?
In breve, la teogonia è un racconto a carattere mitologico, dove si narra la nascita e la discedenza delle divinità. Tra i testi più conosciuti, c’è la Teogonia di Esiodo, un poema mitologico, scritto intorno al 700 a.C. dove si narrano la storia e la genealogia degli dei dell’antica Grecia. La cosmogonia è la dottrina e l’insieme di miti e leggende che tratta l’origine e la natura dell’universo.
In tali testi di origine gnostica, la figura degli arconti è legata al concetto di potenza responsabile della creazione del mondo, le cui regole dettano quelli che sono i legami tra uomo, mondo, cosmo e tempo.

Lo Gnosticismo

In passato esistevano varie religioni.
L’antica Grecia, le civilta’ mesopotamiche, l’impero romano, tutte concepivano un diverso tipo di fede, veneravano i loro dei e possedevano i loro testi sacri. Erano inoltre presenti minoranze religiose, che si tentava di sottomettere, al più di debellare. In quel contesto storico, prese fortemente piede lo Gnosticismo.

Lo Gnosticismo è un antico movimento filosofico e religioso che basa, sul concetto di  profonda “conoscenza”, il raggiungimento del fine massimo. Principalmente diffuso nei territori della Grecia antica, ha trovato largo seguito nel periodo tra il II° al IV° secolo d.C. Tuttavia, fonti riportano addirittura all’antico periodo babilonese. In generale comunque, la sua diffusione è avvenuta più o meno in parallelo al Cristianesimo. Da questo fù perseguito e ritenuto eresia.

Fondamentalmente lo Gnosticismo intendeva portare l’uomo alla salvezza, grazie alla “conoscenza delle cose”. Se nel Cristianesimo tradizionale si afferma che l’anima raggiunge la salvezza dalla dannazione eterna per grazia di Dio e alla fede in Dio, lo Gnosticismo afferma che la salvezza dell’anima dipende da una conoscenza superiore e illuminata (Gnosi) dell’uomo; conoscenza del mondo e dell’universo. Gli gnostici dunque erano persone che conoscevano la “Verità”, pertanto esseri superiori (per una conoscenza più approfondita sull’argomento, si rimanda comunque a testi di studio; in quest’ambito s’intende dare un’infarinatura).

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Uno dei più conosciuti Simboli Gnostici rappresentante la Sapienza Divina, il “Glicone”, il Serpente dal volto di leone.

Anche lo Gnosticismo possiede una serie di testi sacri. Tra i più importanti, abbiamo i Codici di Nag Hammâdi. Tali opere di letteratura vennero rinvenute nel 1946 dall’esercito inglese presso il villaggio di Nag Hammâdi in Egitto, durante il ritrovamento di un’antica biblioteca. Scritti su papiri in lingua copta, attualmente sono tra i testi più tradotti e studiati dagli studiosi del movimento gnostico. All’interno di questi codici abbiamo una serie di vangeli (tenuti peraltro occultati dal Cristianesimo) detti “Vangeli Gnostici“. Tra i più conosciuti, il Vangelo di Tommaso, il Vangelo secondo Filippo, la Sapienza di Cristo, il famoso Vangelo di Giuda o il Vangelo di Eva (quest’ultimo andato perduto).

Tra i testi di nostro interesse vi è l’Apocrifo di Giovanni (denominato Libro di Giovanni Evangelista), dove viene narrata la concezione della creazione divina.
Abbiamo un Dio, definito Eone, che generò altre coppie di Eoni, eoni maschili e eoni femminili. Insieme gli Eoni, formano la sfera divina detta “Pleroma”. Nel sistema di classificazione gnostica pertano, gli eoni altro non sono che emanazioni di Dio. Ogni nuova emanazione può avvenire solo se si uniscono un eone maschile e un eone femminile.
Successe però che un eone di nome Sophia, a causa della sua brama perversa di assomigliare al dio padre ed Eone supremo, riusci’ a generare un nuovo eone, senza unirsi a nessuno, contro natura. Sophia, generò un nuovo eone che divenne cosi’ emanazione perversa. Tale eone, nato in modo perverso era il Demiurgo.
Il Demiurgo fù il primo Arconte, che generò a sua volta altri Arconti.

Da questo “peccato iniziale“, si generò il mondo materiale, dove venne collocato l’uomo e dove l’uomo stesso si trova imprigionato, non riuscendo a raggiungere il Dio superiore.

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Alcuni frammenti dei testi copti dei Codici di Nag Hammâdi, rinvenuti nel villaggio di Nag Hammâdi nel 1946. Sono tra i più importanti ritrovamenti per quel che concerne la dottrina Gnostica.

Il Mondo Materiale

Il mondo materiale è quindi una creazione degli Arconti, che vogliono portarlo alla perfezione del Pleroma, e cercano di riprodurre tale perfezione attraverso regole e leggi. Ma questo è un errore in quanto loro cercano solo di riprodurre qualcosa che non è. E nella pratica rappresentano un ostacolo per l’essere umano. Provano sofferenza verso il genere umano e lo ostacolano in quanto a differenza loro, non posseggono il libero arbitrio. Vengono visti come parassiti pronti a indirizzare l’uomo verso azioni nefaste.

Giudici supremi e controllori dell’universo, un universo però creato per abominio. Per certi versi, andando nel concreto, è un’idea rimasta simile a quanto avvenne nella vita reale. Nell’antica Grecia infatti, la figura dell’Arconte era in effetti, una figura giuridica riconosciuta. Il termine Arconte faceva riferimento ad una istituzione; era un magistrato che deteneva il potere giuridico della poleis greca. Una carica civile, usata successivamente anche dai bizantini.

In Sintesi

Ricapitolando quindi, gli Arconti hanno fondamentalmente una connotazione negativa.
Emanazioni divine, generatori del mondo materiale come causa di atti perversi. Sul mondo esiste l’uomo il cui fine è il raggiungimento e la ricongiunzione al Dio Supremo. Si frappongono tra il mondo materiale e un Dio superiore, collocato nella sfera del Pleroma, con l’obbiettivo di ostacolare l’uomo.

Vediamo pertanto che le teorie gnostiche vanno in parallelo alla religione Cristiana e gli elementi dell’una si ritrovano nell’altra. L’emanazione divina è possibile vederla come Satana, il diavolo, affiancato nella sua perversione dal suo esercito di demoni, gli Arconti. Il loro fine è non far arrivare l’uomo a Dio. L’ennesima sfida tra il Bene e il Male.

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La Storia di Tarrare – l’uomo che mangiava animali vivi

Tarrare (talvolta citato semplicemente “Tarare”), è stato un artista di strada e militare francese, diventato famoso per le sue bizzarre abitudini alimentari. Nato a Lione intorno al 1770, fin da piccolo dimostrò un appetito fuori dal comune. Fu talmente vorace e dall’istinto perennemente affamato, da squartare senza problemi, animali vivi di media taglia per cibarsene. La sua bislacca storia è stata ben documentata, ed è arrivata a noi da fonti attendibili.

Infanzia e Adolescenza

Non sono molte le informazioni circa i primi anni di vita (lo stesso nome, “Tarrare”, trattasi probabilmente di un nomignolo), si sa solo che la famiglia, compresa fin da subito la strana natura del fanciullo, lo cacciò molto presto di casa. Si ritrovò pertanto giovanissimo, a vagabondare per la Francia.

Inizialmente campò facendo il mendicante, in seguito si uni’ ad un gruppo di artisti di strada sfruttando “le sue doti” come fenomeno da baraccone. Il suo numero consisteva nel mangiare qualsiasi cosa gli fosse proposta. Inghiottiva senza problemi sia frutti interi sia piccole pietre, arrivando ai primi animali vivi. Divenne molto noto per riuscire a mettere in bocca piccoli serpenti, divorandoli interi.

Arrivò ad “esibirsi” nelle piazze di Parigi, ma fu ben presto vittima di lancinanti dolori intestinali, spesso occlusioni, che lo costrinsero ad interrompere le sue performance. Fu ricoverato una prima volta presso l’ospedale Hotel-Dieu (il più antico ospedale parigino) dove medici e infermieri furono per la prima volta testimoni della sua particolare “caratteristica”. Al Hotel-Dieu fu curato con potenti lassativi e fu li’ che ebbe un breve periodo di stabilità.
Ma non perse la sua strana natura.

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Raffigurazione di Tarrare

Tarrare militare

In quel periodo in Francia scoppiò la rivoluzione francese. Parigi era teatro di scontri e violenze. Un pò per sicurezza, un pò per provvedere a se stesso, Tarrare entrò a far parte dell’esercito francese, arruolandosi nell’Armée Révolutionnaire Française (la fanteria della Repubblica). Naturalmente anche l’esercito si rese ben presto conto della natura singolare del personaggio in questione.

Le razioni date alle milizie francesi si rivelarono insufficienti per soddisfare il suo appetito e Tarrare si trovò disposto ad accollarsi sgradevoli compiti pur di ottenere ulteriori razioni di cibo. Ma subi’ un lento declino fisico al punto da dover essere trasferito all’ospedale militare di Soultz-Haut-Rhin (ospedale attivo durante la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 in Francia). Medici e sanitari rimasero scioccati nel constatare l’appetito sproporzionato di Tarrare. Arrivarono a quadruplicargli le razioni ma non riuscirono in nessun modo a far diminuire la sua fame. Iniziò anzi a pasteggiare con gli avanzi degli altri pazienti, a frugare nei rifiuti, a cibarsi di avanzi di farmacia.

Fu in quel periodo che il dott. Courville e il dott. Didier (chirurghi del 9° régiment de hussards) assieme al barone Pierre-Francois Percy, membro del personale medico, decisero di sperimentare e verificare fino a che punto poteva arrivare l’appetito spropositato di Tarrare, rendendolo oggetto di studio. In un primo esperimento, imbandirono una mensa per 15 commensali chiedendo a Tarrare di arrivare a mangiare fin dove arrivava; con sopresa Tarrare non solo dimostrò di divorare tutto nel giro di poche ore, ma, non sazio, concluse ingurgitando oltre 18 litri di latte. In un secondo esperimento (da qui la leggenda di Tarrare come da titolo del post), gli fu offerto un gatto vivo. Tarrare ammazzò e dilaniò l’animale in poco tempo con i denti, bevendone il sangue e inghiottendolo per intero apparentemente senza sforzo, scartando le ossa e vomitandone successivamente la pelliccia e la pelle.

Gli vennero dati in pasto altri animali vivi. Tarrare divorò senza sforzo prima serpenti e lucertole, poi una intera anguilla che ammazzò schiacciandone la testa e inghiottendola per intero senza neppure masticarla.

Percy, incredulo, all’interno di un’ampia sezione dell’opera medica “Journal de medecine, chirurgie, pharmacie, Volume 9” (parte integrante di un trattato dal titolo “Mémoire sur la polyphagie“, edito nel 1805, di cui se ne può scaricare una versione originale all’indirizzo qui riportato) scrisse di lui “I cani e i gatti fuggivano in preda al terrore al suo cospetto, come se potessero presagire la sorta di destino che egli stava loro per riservare”.

Ciò che lasciava basiti era il suo aspetto fisico. Tarrare appariva come una persona normale. Magro, di altezza e peso nella media, biondo di capelli, dalla capigliatura liscia e molto fine. Solo bocca e guancie molto più ampie del normale tanto da essere in grado di infilarsi in bocca una certa quantità di mele intere. Aveva i denti perennemente macchiati, la pelle sempre calda e un’intensa sudorazione. Una delle poche anomalie era quella di emanare di continuo uno sgradevole odore. Dopo che si riempiva di cibo cadeva spesso in un sonno profondo, nel quale il suo addome si gonfiava a dismisura; l’odore malsano andava aumentando. A parte violenti attacchi di diarrea e blocchi intestinali, la sua natura sembra non procurargli mai particolari problemi fisici. I medici dovettero inoltre constatare che Tarrare non mostrava sintomi di malattie o turbe mentali; era solo spesso vittima di spossatezza. Manifestava una pesante apatia e spesso si lasciava andare abbandonato a se stesso, sopraffatto da stanchezza. Il quadro psicologico, non sembra recasse particolari motivi tali da spiegarne l’insolito comportamento.

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Alcune raffigurazioni che sono state date di Tarrare.

Uso di Tarrare da parte dell’Esercito Francese

Quello che avvenne successivamente fu presto detto.
Tarrare era pur sempre al servizio dell’esercito francese, che pensò bene di sfruttarne le “capacità” per scopi bellici. Sotto le direttive del generale francese Alessandro di Beauharnais, iniziò una sorta di “attività di corriere”. In pratica gli veniva fatta ingoiare una scatola contenente importanti documenti e veniva spedito oltre le linee nemiche con l’ordine di raggiungere altri comandi dislocati in altre aree. Una volta arrivato, la scatola e i documenti contenuti, venivano raccolti dalle sue feci. Spesso si trattava di importanti direttive da consegnare ai comandanti di altre guarnigioni. Una volta portata a termine la missione, Tarrare riceveva come premio ampie razioni di cibo in cambio dei servizi resi (si racconta di un intero tavolo riempito con interiora di toro che Tarrare divorò in pochi attimi davanti ad un’assemblea di generali).
Sfortunatamente però, in una delle sue missioni Tarrare fu catturato dai Prussiani e incriminato come spia. Venne torturato e tenuto agli arresti fin quando non cedette, rivelando la sua natura e il suo stato di servizio. Anche i prussiani di fronte al personaggio in questione rimasero basiti; Tarrare subi’ una finta esecuzione di morte per puro scherno e fu rimandato indietro ai francesi.

L’esperienza marchiò profondamente la psiche già molto labile di Tarrare. Chiese espressamente di essere curato e venne nuovamente ricoverato; vennero sperimentate su di lui nuove forme di terapia a base di laudano o pillole di tabacco ma senza risultati. L’appetito di Tarrare continuava ad essere vorace e famelico, tanto da scappare spesso dalla clinica per cibarsi di rifiuti o avanzi che contendeva ai cani randagi. Arrivò addirittura, in preda ad attacchi feroci di fame, a cibarsi dei cadaveri della camera mortuaria. Quando dopo qualche tempo, ci fu la sparizione di un bambino di 14 mesi, il team del dott. Courville e Percy non riuscirono a difendere Tarrare dalle accuse di cannibalismo, che venne cosi’ espulso dall’ospedale.

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Una delle peggiori riproduzioni che fu fatta di Tarrare; quella che lo vede accusato della sparizione di un neonato, con conseguente cannibalismo .

Resoconti scritti su Tarrare

Come detto, Tarrare divenne ben presto oggetto di studio per la scienza del tempo e ne viene fatta menzione in svariati trattati di medicina. Citiamo “Anomalies and Curiosities of Medicine” dei clinici George M. Gould e Walter Lytle Pyle, trattato scaricabile in formato e-book, all’interno dell’archivio on-line del progetto Gutemberg – http://www.gutenberg.org/.
Rimangono tuttora sconosciute le cause. Si presuppone che l’uomo possa aver sofferto di ipertiroidismo, un raro disturbo del sistema endocrino che comporta estremo appetito, sudorazione e intolleranza al caldo. Jan Bondeson, reumatogo svedese, nel suo “Freaks: The Pig-Faced Lady of Manchester Square & Other Medical Marvels” del 2006, ritiene che Tarrare abbia avuto un danneggiamento all’amigdala, una parte del cervello che porta all’iperfagia.

Fine di Tarrare

Le ultime informazioni su Tarrare sono state raccolte ancora dal barone Percy. Durante l’ennesimo ricovero, stavolta presso l’ospedale di Versaille, chiese con forza di essere assistito dal medico che già conosceva la sua condizione. Quando Percy si recò al capezzale, trovò un Tarrare ormai estremamente deperito; non potè far altro che diagnosticargli una grave forma di tubercolosi, che assieme a violenti attacchi di diarrea essudativa, lo portò alla morte nel giro di poche settimane. Il dott. Tessier, patologo di Versaille si occupò di farne l’autopsia sul cadavere. Scoprirono che Tarrare aveva uno stomaco e un fegato di grandezza inusuale ma non furono riscontrate molte altre differenze rispetto ad una persona normale. Alla fine di Tarrare, rimane pertanto, lo strano quadro clinico e la sua triste storia.

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La copertina de “Journal de medecine, chirurgie, pharmacie” del barone Pierre-Francois Percy, dove è riportata una delle descrizioni più approfondite, della figura di Tarrare.