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La Morte di Paul Mc Cartney – Storia di una famosa leggenda

La presunta morte di Paul Mc Cartney è tra le leggende metropolitane più note. Una delle più famose, riscuote anche un certo credito tra i fautori delle Teorie del Complotto. Sarebbe avvenuta nel Novembre del 1966 a causa di un pauroso incidente stradale che vide coinvolta la sua Aston Martin DB5. I tre Beatles rimasti, Lennon, Harrison e Starr, con la complicità del loro manager Brian Epstein, decisero di non rivelare pubblicamente la notizia visto il grande successo che il gruppo stava ormai riscuotendo, sostituendo Paul Mc Cartney con un sosia.  Di li’ a poco uscirà Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band; l’album diventerà in breve, pietra miliare della musica Rock e da quel momento il sosia entrò in pianta stabile nel gruppo sostituendo Paul in tutto.

Come nacque la leggenda ?

I primi pettegolezzi cominciano a circolare tra il Dicembre del ’66 e il Gennaio del 1967, quando l’ufficio stampa dei Beatles si trovò spesso interpellato dalla stampa locale, riguardo le condizioni fisiche di Mc Cartney, effettivamente coinvolto in un incidente stradale. Fu necessario un comunicato stampa dove venivano dichiarate prive di fondamento le voci relative alle gravi condizioni di Paul, vivo, in ottima salute, solo leggermente claudicante. In modo ufficiale invece, sull’argomento tornò prepotente un programma radiofonico del 1969. Dalle frequenze dell’emittente WKNR di Detroit, il dj Russel Gibb affermava di aver ricevuto la misteriosa telefonata di un uomo che andava dicendo di essere a conoscenza di un grande segreto; nel famoso incidente di anni addietro, Paul Mc Cartney rimase vittima di un terribile schianto dal quale non usci’ vivo; la verità fu taciuta per interessi economici e l’uomo che si esibiva sul palco era in realtà un impostore.  A sostegno della propria tesi, il misterioso personaggio elencò una serie di indizi presenti negli album e nelle copertine dei dischi dei Beatles, sostenendo che il resto della band in preda ai sensi di colpa cercava comunque di rendere pubblica al mondo intero la terribile notizia.

Quello che sembra essere avvenuto in quel famoso 9 Novembre (altre fonti riportano la data del 5) si può riassumere cosi’: durante una delle loro estenuanti sedute di incisione, ci fù una brutta litigata tra i membri della band; gli animi si sarebbero surriscaldati al punto che Paul se ne andò sbattendo furiosamente la porta. Nel tragitto verso casa dette un passaggio ad una giovane autostoppista, che sulle prime non riconobbe la celebrità ma quando se ne rende conto, in preda all’euforia, gli fece perdere il controllo dell’auto. I due andarono a sbattere contro un albero e lo schianto fù talmente  violento da lasciare la famosa rock-star morta tra le lamiere. Quando la notizia giunge agli altri Beatles, i tre e il loro manager decisero di tenerla nascosta visto il momento di apice raggiunto dalla band. Paul viene seppellito in segreto e dopo qualche mese di ricerca viene sostituito da un sosia, uno scozzese di nome William Campbell, fino ad allora attore di scarso successo. Quest’ultimo acconsenti’ ad una serie di interventi di chirurgia plastica, riuscendo ad assumere perfettamente i connotati di Mc Cartney.

Indizi a favore della Tesi

I sostenitori della teoria ritengono che i tre Beatles rimasti, assaliti dal senso di colpa, disseminarono una serie di indizi nei loro album in cui confessavano la tragedia.  Tra i più rilevanti abbiamo:

  • Help
    Sulla copertina dell’album prodotto nel 1965, Paul Mc Cartney è l’unico a non indossare un cappello, e nel famoso singolo “Yesterday”, per molti la frase “I’m not half the man I used to be, there’s a shadow hanging over me” (“Non sono neanche metà dell’uomo che ero, c’e’ un’ombra che incombe su di me“) è esplicativa;
  • Rubber Soul
    Nella frase del brano “Nowhere Man” (“uomo invisibile, puoi vedermi?“) qualcuno legge un riferimento di John Lennon al defunto compagno;
  • The Beatles – Yesterday and Today
    Questa raccolta soprannominata “The Butcher Album” (l’album del macellaio), ha avuto una prima versione della copertina poi ritirata in fretta dal mercato a causa delle numerose critiche ricevute. L’immagine, alquanto splatter, ritraeva un cruento mix di sangue e bambole decapitate, secondo molti, a simboleggiare l’accaduto. Nella seconda versione della copertina Paul è all’interno di un baule non molto dissimile da una bara;
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    The Butcher Album (titolo orginale “The Beatles – Yesterday and Today) – a sinistra la copertina incriminata e velocemente ritirata dal mercato a causa dei problemi con la censura – a destra la nuova copertina in commercio, dove comunque sia Paul Mc Cartney è inserito all’interno di un baule dalle fattezze non molto dissimili a quelle di una bara.
  • Revolver
    Il tema dominante dell’album è la morte. Oltretutto sulla copertina, Paul Mc Cartney è l’unico rappresentato di profilo;
  • Sgt. Pepper’s Lonely Hearts CLub Band
    La leggendaria copertina, con il suo geniale mix di particolari e curiosità, ha alimentato numerose interpretazioni che avvalorano la tesi della morte del bassista dei Beatles. Paul Mc Cartney è l’unico rappresentato con in mano uno strumento di colore nero e sopra la testa appare una mano che secondo le credenze indiane simboleggia la morte. Tutta la composizione floreale è ritenuta da molti una composizione funebre e le rose gialle presenti rappresenterebbero un basso con tre corde (invece delle classiche quattro) a simboleggiare un Beatles che non c’è più.
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    La Copertina di Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band, oltre ad essere considerata capolavoro assoluto della Pop Art, è piena di minuzie che hanno alimentato in modo considerevole la leggenda di “Paul is Dead”.


    Altro indizio, tra i più interessanti, sta nella batteria.
    Se poniamo un gioco di specchi a sezionare perpendicolarmente la batteria al centro dell’immagine, la scritta “LONELY HEARTS”, tagliata in due diventa un’interlocutoria “1 ONE 1 X HE DIE“.  Apparentemente senza senso, tale frase viene tradotta dai più come “1 1 1 per HE DIE”  (1+1+1 = 3 perché HE DIE, in inglese “egli muore”, anche se non corretto da un punto di vista grammaticale).  Questo presunto indizio, famoso tra i complottisti con il termine di “Drum Clue” (“la prova della grancassa”) è tra gli indizi più complessi e intriganti dell’intera leggenda. Oltretutto non si ha traccia dell’esistenza del presunto ideatore del disegno indicato sul retro di copertina come l’artista “Joe Ephgrave”, artista sconosciuto i cui nome e cognome letti in modo scomposto compongono le parole epitaph (“epitaffio”) e grave (“tomba”). 
    A parte altri piccoli particolari possiamo sottolineare inoltre, che nel retro di copertina Paul si presenta, girato di schiena (unico del gruppo); per i sostenitori della tesi è un altro evidente indizio.
    Drum Clue
    Drum Clue – a sinistra l’immagine originale della batteria rappresentata sulla copertina di Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band – a destra la stessa immagine, sezionata in modo perpendicolare con uno specchio. E’ evidente come il gioco di specchi metta in mostra una frase interlocutoria “1 ONE 1 X HE DIE”


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    l’immagine mostra come deve essere posizionato un piccolo specchio, in modo da sezionare la frase LONELY HEARTS, riportata sulla copertina.

Si è inoltre speculato in abbondanza sulla maschera da tricheco presente nella copertina del “Magical Mystery Tour” simboleggiante la morte secondo la tradizione nordica, sul fatto che Paul Mc Cartney sia l’unico senza scarpe sul famoso attraversamento pedonale di “Abbey Road” e su canzoni quali “I’m so tired” e “Strawberry Fields Forever” dove in alcune tracce del vinile, se ascoltate al contrario, si sente John Lennon dire “Paul is Dead man” (Paul è un uomo morto) o “I buried Paul” (Ho sepolto Paul). In generale esistono numerosi spunti su cui vengono continuamente formulate ipotesi sulla veridicità della leggenda e per una lettura più approfondita dell’argomento, si rimanda all’esaustiva pagina di Wikipedia, dove è trattato abbondantemente.

Versioni della Leggenda

Esistono varie versioni della leggenda.
Una, riporta come data il mese di Dicembre 1965, dove Paul non avrebbe litigato con gli altri Beatles ma era ad una festa in grave stato confusionale a causa dell’enorme abuso di droghe; un’altra dove Paul sarebbe morto nell’impatto, mentre in un’altra ancora sarebbe stato sbalzato fuori dopo l’urto. La ragazza accanto a lui (il cui nome era Rita) era incinta e stava scappando dal violento fidanzato. Un’altra versione ancora afferma che in realtà Paul quella sera era libertino, in compagnia dell’amico e nobiluomo inglese Tara Brown, guidando sotto l’effetto della marijuana (Tara Brown, personaggio molto in vista nella Londra bene, effettivamente deceduto, in seguito alle conseguenze di un incidente stradale nel Dicembre del 1966).

Diverse versioni anche sul misterioso personaggio che chiamò il dj Russel Gibb; per alcuni si tratta di un misterioso Alfred, per altri di un certo Tom. Non mancano versioni discordanti sul sosia; chi dice fosse un attore scozzese molto assomigliante a Paul Mc Cartney, chi sostiene si tratti di un certo William Sheppard, un poliziotto canadese.

In ogni caso il sosia, presentava alcune differenze, motivo per cui i Beatles decisero di non esibirsi più dal vivo. In primis era più alto di Paul, in secondo luogo non ne aveva effettivamente lo stesso timbro vocale, infine a differenza di Paul Mc Cartney, non era mancino.

Tesi non a sostegno della Teoria Complottista

LeggendeUrbane naturalmente è interessata a valutare la questione con spirito critico da ogni punto di vista.
Anzitutto non sembra possibile per un sosia essere parte attiva di una band la cui discografia è universalmente riconosciuta come tra le più importanti della Storia della Musica.  Oltretutto la grande carriera solista dello stesso Mc Cartney,  stona con l’idea di un sosia in grado di possedere il medesimo talento (Paul Mc Cartney è l’autore principale di autentici gioielli quali “Hey Jude” o “Healter Skelter”). Vengono inoltre citati indizi presenti in album quali “Help” e “Rubber Soul” ma tali album sono in realtà prodotti nel 1965, antecedenti alla data della presunta morte.  Altro importante elemento è il Gossip dell’epoca. Pochi giorni dopo la data della presunta morte, le riviste scandalistiche pubblicarono foto di Paul in giro in Kenya per un safari in dolce compagnia. Risulta difficile pensare ad un sosia, e a presunti ritocchi di chirurgia plastica, in un lasso di tempo cosi’ breve.

In realtà tutto sembra semplicemente una geniale montatura degli stessi Beatles. Un pò per burla un pò per scherzo, i Beatles stessi a seguito ad una caduta di motorino di Paul, decisero di alimentare le voci con indizi fasulli. John Lennon era famoso per il suo humor nero; nella pratica ciò che fecero fu un’eccezionale operazione di marketing.

Concludiamo con due curiosità: nel Marzo del 2015, durante un’intervista rilasciata al sito web Hollywood Inquirer, Ringo Starr si confessò; nel 2009 invece, due periti italiani, Francesco Gavazzeni e il medico legale Gabriella Carles, sfruttando tecnologie moderne, hanno sottoposto ad una serie di analisi biometriche i tratti facciali di Paul Mc Cartney prima e dopo la presunta data e a sorpresa ritengono di poter dire che non c’è certezza che si tratti della stessa persona. In base alle analisi effettuate, i due scienziati ritengono possibile possa trattarsi di due persone differenti.

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alcune foto di Paul Mc Cartney, messe a confronto con analisi biometriche

La Maledizione del J27

Il termine “Maledizione del J27” identifica una presunta Maledizione che circola negli ambienti dello Show Business. All’inizio, sembrava ne fossero vittime elementi di spicco del mondo della Musica; in seguito ha visto coinvolte personalità più o meno note dello “star system”.

In principio, fu coniato il termine “Club 27“.
Si trattava di un’espressione giornalistica, usata per identificare, un gruppo di artisti, morti in circostanze drammatiche, all’età di 27 anni. Alcune, vere e proprie icone. Brian Jones, il padre fondatore dei Rolling Stones, Jimi Hendrix, pioniere indiscusso della chitarra elettrica, Jim Morrison, cantautore, poeta e voce narrante degli Anni ’70, la grande Janis Joplin. In seguito, stessa sorte è toccata al leader dei Nirvana, Kurt Cobain e alla Soul-singer Amy Winehouse. Nomi meno conosciuti, sono il rapper Fat Pat o la bassista delle Hole, Kristen Pfaff. Nel suo piccolo anche il cinema ha contribuito, con la prematura dipartita della star di Alpha Dog e Star Trek, Anton Yelchin.

In seguito, i giornali, cominciarono a fare riferimento ad un insieme più ristretto di morti violente, tra coloro che, oltre alla dipartita avvenuta alla giovane età di 27 anni, avevano in comune anche la lettera “J” nel proprio nome. Da qui il termine, “Maledizione del J27”.

da “Club 27” a “Club J-27”

Agli artisti già citati, si aggiungono il cantante giamaicano degli Inner Circle, Jacob Miller, morto per un tragico incidente stradale, il co-fondatore e mente dei The Mars Volta, Jeremy Michael Ward, deceduto per overdose di droghe, il cantante e compositore Jesse Belvin, la cantante soul Linda Jones. Per tutti vale la medesima regola: Morti a 27 anni, ed in comune la lettera J nel proprio nome.

Approfondendo, si scopre che altri artisti, appartenenti al “Club 27”, fanno parte per via traverse del “Club J27″; infatti hanno avuto a che fare con la lettera J nella loro drammatica dipartita. E’ il caso dell’attrice spagnola Soledad Miranda, morta a 27 anni a seguito di un incidente stradale all’ospedale di San Josè (Josè) o la frontman dei Gift, Mia Zapata, vittima della follia omicida di Jesus Mezquia, un maniaco seriale (Jesus).

Opinioni a riguardo

Naturalmente in molti hanno avanzato ipotesi, dal paranormale alle teorie del complotto. Nulla vieta di pensare che possa esistere un fantomatico “Club 28” o un “Club 29” o perchè no, un “Club 40”. E’ necessaria un’approfondita indagine e verificare quando sono scomparse personalità più o meno conosciute del mondo dello spettacolo. John Beluschi di anni ne aveva 33, il campione di Formula 1 Ayrton Senna 34, River Phoenix 23, il mito di James Dean si spense a 24 anni, Heather O’Rourke, la giovanissima star di Poltergeist, ebbe delle complicazioni di salute ed è deceduta ad appena 12 anni.

Chi ritiene sia semplicemente frutto del caso, chi ha notato che esiste anche un semplice “Club J” (agli artisti già citati possiamo aggiungere John Lennon, il batterista dei Led Zeppelin John Booham, l’immenso genio bassista di Jaco Pastorius, Jeff Bucley, the “King” Michael Jackson). Niente più di una banale coincidenza.
Oltretutto se di una Maledizione si tratta, chi l’ha lanciata ? Domanda lecita.

Il membro più esclusivo

Vogliamo concludere questa carrellata di nomi, lasciando per ultimo, la figura più controversa del Club, nonchè una delle più controverse del mondo della musica, il bluesman Robert Johnson, a cui in futuro “LeggendeUrbane” non può che destinare un capitolo a parte. Probabilmente il “membro” più contraddittorio di questo triste club, leggenda del Blues, unanimamente considerato uno dei più influenti musicisti del ventesimo secolo (inserito nella Rock and Roll Hall Fame nel 1986) e su di cui grava una delle leggende più inquietanti della musica; con la famosa J nel nome, morto in modo misterioso a 27 anni, presenta una biografia oscura e poco documentata, su di lui pesa un aneddoto che racconta che da goffo e impacciato, divenne chitarrista dalla tecnica sopraffina dopo aver venduto la propria anima al demonio.
Leggenda narra che questi abbia stretto un patto col diavolo, vendendo la propria anima in cambio della capacità infinita di suonare la chitarra, scomparendo e riapparendo dal nulla un anno dopo, quando nessuno ci credeva più, senza sapere che fine avesse fatto. Si narra che seguendo la tradizione del voodoo, abbia invocato il diavolo in un incrocio stradale (incrocio oltretutto ricordato, in una delle sue canzoni più celebri “Crossroad Blues“).

Robert Johnson
Il bluesman Robert Johnson, il membro “più esclusivo” del Club J27

E’ opportuno far notare che queste sono tutte supposizioni. Forse nascondono qualche congettura, ma al momento, sembra tutto frutto del caso. Forse sono solo inquietanti trovate giornalistiche. Oppure semplici “Leggende Urbane”.

In ultimo

Abbiamo detto di voler concludere con Robert Johnson.
In realtà no, perchè la lettera J e i 27 anni, si ritrovano ancora, tristemente appaiati in altre tragiche dipartite; quella di Jonathan Brandis, che assieme ad Atreyu fu la giovane star della Storia Infinita, il geniale artista Jean-Michel Basquiat, il povero disgraziato Joseph Merrick, che a causa della sua deformità, sarebbe diventato in seguito, il triste protagonista del film “L’Uomo Elefante”.

Joseph Merrick
Joseph Merrick, triste protagonista della storia dell’Uomo Elefante, anche lui fa parte del Club J27

“LeggendeUrbane” nei mesi successivi alla pubblicazione di questo articolo, non si è fermata e ha proseguito nelle ricerche. In questo modo, è venuta a conoscenza di un’altra vittima illustre della Maledizione del J27. Un importante personaggio storico.
Si tratta di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio nota come Anita Garibaldi.
L’indomita rivoluzionaria brasiliana, moglie del condottiero e patriota italiano Giuseppe Garibaldi, conosciuta come l’Eroina dei Due Mondi. Cadde vittima della febbre, a 27 anni, nelle valli di Comacchio (sulla sua morte ci sono comunque pesanti controversie che vedono lo stesso Garibaldi implicato, ma l’argomento, di natura storica, non sarà per il momento, trattato nel corrente articolo). Fuggendo dagli austriaci, incinta, al fianco del marito, seguiva i suoi ideali di Libertà.

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L’unica immagine conosciuta di Anita Garibaldi, l’indomita guerriera, moglie dell’Eroe dei Due Mondi. Anche essa Vittima illustre di quella cerchia a cui risponde la “Maledizione del J27”