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La Bilocazione

La Bilocazione è un presunto fenomeno che permette ad un corpo umano di essere presente contemporaneamente in due luoghi diversi. Nella Religione Cristiana rappresenta un mistero della fede, concesso a pochi e dall’umiltà contemplata. Nelle dottrine orientali è un dono di cui sono dotate persone dalla particolare inclinazione alla pratica spirituale. La parapsicologia ne ha fatto oggetto di studio, riconoscendone comunque il legame a concetti mistici. La scienza infine, ne ha dimostrato l’esistenza a livello sub-atomico (esperimenti di fisica quantistica condotti nel 2002 all’Università di Vienna) ma ignora se tale proprietà è applicabile ai corpi macroscopici. Il concetto è presente in un’ampia gamma di sistemi filosofici e rappresenta una delle più alte incarnazioni dell’animo umano.

La Bilocazione
nella Religione Cristiana

Il caso più noto è quello di Santo Padre Pio da Pietralcina.
Tra i miracoli a lui attribuiti, anche il dono della Bilocazione.
Padre Luigi Orione, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza, racconta che nel 1925, mentre svolgeva attività clericale in piazza San Pietro, il santo gli apparve inaspettatamente quando era nel suo convento di cappuccini in Puglia e testimonianze raccontano della sua presenza negli Stati Uniti dove in realtà non si è mai recato. Il teologo Padre Luciano Lotti, in un’intervista dichiara di essere stato testimone di fenomeni di bilocazione di Padre Pio che oltretutto, interrogato sull’argomento dalla Santa Sede, pur rendendosi conto di essere presente in due luoghi distanti contemporaneamente, non seppe mai dare spiegazione su tale fenomeno. Emblematico fu l’episodio che coinvolse il cardinal monsignor Midszenty, primate d’Ungheria. Incarcerato dal Comunismo dal 1948 al 1956, l’assistenza, il sollievo e il conforto che Padre Pio riusci’ a portare fino alla cella del porporato grazie al dono della bilocazione fu un importante episodio della vita del santo, raffigurato anche in un mosaico realizzato dalla mano del gesuita slavo Marko Rutnik, sulla rampa di scale che porta alla cripta della chiesa inferiore di San Giovanni Rotondo.

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a sinistra, Santo Padre Pio da Pietralcina (al secolo, Francesco Forgione) uno dei santi più importanti della Chiesa Cattolica del XX° secolo, protagonista di numerosi episodi di Bilocazione – a destra, uno dei mosaici di Rutnik, presenti nella rampa di scale della chiesa di San Giovanni Rotondo, rappresentante l’episodio di Bilocazione del santo, apparso al monsignor Mindszenty, rinchiuso in carcere dagli esponenti del partito comunista ungherese.

Casi di bilocazione sono attribuiti a Sant’Antonio da Padova, che in uno dei suoi soggiorni a Montpellier si narra riusci’ a predicare contemporaneamente in chiese poste in parti distanti della città e alla venerabile Suor Maria d’Agreda, che secondo i resoconti dell’epoca visse più volte il fenomeno, manifestandosi agli indigeni delle terre del Sud America pur non lasciando mai il suo convento. Interrogata dall’Inquisizione, disse esplicitamente che non sapeva se veniva a trovarsi tra gli indios col corpo o senza il corpo, che non ne conosceva la natura se non mediante l’intercessione di un angelo divino. Di Sant’Alfonso de’Liguori si narra confortasse gli ultimi momenti del pontefice Clemente XIV° pur rimanendo in estasi, per due giorni, nella sua diocesi di Arienzo.
In generale la Bilocazione è considerata dal Cattolicesimo, una delle presenze più alte di santità che richiama direttamente la figura di Gesù Cristo dopo la resurrezione.

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a sinistra, una rappresentazione della Veneranda Suor Maria d’Agreda che si mostra agli Indios – a destra, La celebre bilocazione di S. Alfonso, che assiste il Papa Clemente XIV morente. – Quadro nella Casa Redentorista di Roma, Via Merulana.

Bilocazione nelle
Religioni Orientali

Nel Buddismo la Bilocazione è un fenomeno praticato da soggetti inclini alle pratiche ascetiche, ottenuta grazie a rinunce e al raggiungimento di una spiritualità superiore.

Il mistico indiano Mukunda Lal Ghosh Yogananda descrive azioni di defunti bilocati dal loro corpo e cita il caso del Maestro Spirituale Sri Yuktewar, che da Calcutta si materializzò al discepole presso Serampore.  L’ascetico Sharma Yogi di Khaiuraho racconta invece di essere stato protagonista di contatti telepatici e fenomeni di bilocazione, più assimilabili ad un viaggio dell’anima fuori dal corpo. Il dottor Swami Sivananda, chirurgo che abbandonò la professione per dedicarsi alle discipline orientali, fondò Sivanandashram (la divina società di vita) a Rishikesh in India e sembra manifestò un ricca casistica di fenomeni parapsicologici quali la Bilocazione.

Lo scrittore americano Robert Allan Monroe, autore del bestseller “I miei viaggi fuori dal corpo” (1971) fu testimone di episodi che sconvolsero la sua esistenza e si sottopose a studi scientifici sulle esperienze paranormali che affermò di aver vissuto. Ritenuto attendibile anche dal teologo François Brune, studiò le tecniche delle discipline orientali e in seguito descrisse anche le modalità per mettere in pratica e avviare la mente verso la Bilocazione, grazie ad un allentamento dello stato di coscienza fino alla scomparsa delle sensazioni. L’idea base era quella di produrre vibrazioni in particolari posizioni del corpo per generare reazioni in grado di mettere in atto una separazione dall’anima.
In generale la spiritualità orientale conosce e insegna tecniche specifiche al raggiungimento di esperienze extra corporeee.

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in alto a sinistra, il mistico indiano Mukunda Lal Ghosh Yogananda; in alto a destra, Swami Sivananda, fondatore della “divina società di vita” Sivanandashram – in basso la copertina del libro “I miei viaggi fuori dal corpo” di Robert Allan Monroe.

Bilocazione nel Paranormale

Uno dei primi studiosi ad analizzare casi di Bilocazione è stato Ernesto Bozzano, parapsicologo genovese, che sull’argomento ha scritto un libro “Fenomeni di Bilocazione”, pubblicato nel 1934.

Nella Parapsicologia è associata al concetto di Esperienza Extracorporea. Un fenomeno nel quale un soggetto si materializza in due luoghi diversi, oppure, senza che lo sappia è visto da altri in due luoghi diversi sotto forma di doppio o di presenza non corporea. Gli spiritisti la descrivono spesso come Proiezione Astrale.

Nell’ambito delle scienze paranormali, durante il processo, il soggetto non ha precisa coscienza di quello che avviene, come preso da una sorta di torpore. I presenti vedono il suo corpo fisico in stato di trance e contemporaneamente vicino ad esso il suo fantasma. Allo stesso modo può avvenire che testimoni vedono il suo corpo, generalmente addormentato, ma talora in stato di perfetta veglia in un luogo, e altri vedono il suo fantasma in un altro. Al risveglio, il soggetto, non ha ricordi. Vengono menzionati episodi di questo tipo su persone vittime di incidenti, il cui corpo in coma e il doppio in grado di vederlo e libero di circolare.

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a sinistra, un fumetto che descrive la Bilocazione secondo il suo significativo religioso; a destra, un’immagine che descrive la Bilocazione come “Sdoppiamento”, secondo il suo significato medianico.

La Bilocazione è Possibile?

Ma è possibile essere contemporaneamente in due luoghi ?
E’ possibile la Bilocazione ?

La Scienza come detto, ne ha dimostrato l’esistenza solo per quel che concerne le particelle sub-atomiche (in realtà la scienza ha dimostrato la multilocazione,  la capacità di un corpo di trovarsi in più luoghi contemporaneamente).

San Tommaso d’Aquino, teologo domenicano tra le figure più importanti della Filosofia Occidentale, la cui produzione letteraria fu vasta e importante, implica una ripugnanza metafisica. Nella sua opera più famosa, il “Somma teologica” (titolo originale Summa Theologiae), tra i più influenti trattati di teologia mediovale, in pratica afferma e scrisse che l’assurdo non può essere superato neppure dall’onnipotenza di Dio

Unde ponere quod sit localiter in hoc loco, et tamen sit in alio loco, est ponere contradictoria esse simul. Unde, secundum praemissa, hoc a Deo fieri non potest

Per cui ritenere che un corpo sia collocato, oltre che in quel luogo in un altro, è mettere insieme cose contrastanti tra di loro. Perciò, come da premessa, questo da Dio non può essere fatto“.

Ne segue che il fenomeno della Bilocazione non è possibile e se avviene richiede l’intervento di un soggetto rappresentativo che faccia le veci del reale. La comunità scientifica, sottolinea come ci si basa sulla somiglianza che esiste fra alcune persone e come questa influenza la psicologia della percezione. Un semplice esperimento potrebbe togliere il dubbio sul fatto che lo sdoppiamento sia possibile: chiedere al soggetto di bilocarsi a un metro di distanza da se stessi, rimanendo nella stessa stanza.

Lo stesso studioso e appartenente al Cicap, Roberto Vanzetti si trovò a parlare con il relatore di una conferenza sulle esperienze fuori dal corpo. Egli stesso, diceva, era in grado di uscire dal corpo (cadendo in trance) e di viaggiare nel piano astrale, potendo per esempio entrare in un’altra stanza, vedere cosa c’era e poi descrivere tutto nei minimi particolari. Potendo ad esempio essere in grado di leggere una lettera nell’altra stanza. Ma su esplicita richiesta del professor Vanzetti, di mettere in pratica l’esperimento il relatore addussò una serie di scusanti tanto da non sottoporsi.

In generale resta comunque da considerare l’aspetto psicologico e filosofico e non meramente fisico del fenomeno.

Conclusioni

Attenzione a non confondere la Bilocazione, con il concetto di Ubiquità. Quello di Ubiquità è un significato diverso: indica la capacità di un corpo di trovarsi in ogni luogo nello stesso istante. Sinonimo di Ubiquità è Onnipresenza, concetto che ricorre spesso nell’Antico Testamento dove la Figura di Dio è vista come capace di essere presente in ogni luogo del Creato nello stesso istante.

Gli Arconti

La figura dell’Arconte è, in generale sconosciuta.
Le informazioni in merito sono poche; alcune peraltro, poco attendibili. Sono diffuse teorie che vedono nell’Arconte una metafora dell’universo, dove i pianeti sono emanazioni di energia, flussi magnetici che influenzano il cosmo; la Terra, primo Arconte ad essere generato, grazie a tali flussi, tiene l’Uomo ancorato a sé, non permettendo alla propria anima di fuggire da un corpo in cui è prigioniera. Altre tesi vedono negli Arconti (definiti presunti “Loro”), la funzione di tenere intrappolato l’essere umano nel Tempo. Lo dominano e ne sono i padroni della mente. A causa loro l’uomo vive nel passato o si proietta nel futuro, non vivendo davvero mai il momento presente.

Nella sua rappresentazione più tipica invece, quella dell’Arconte è una figura cardine di antiche dottrine religiose. Esoterismo e culto, si fondono, mettendo in luce un simbolismo legato a vecchie credenze, fonte di ispirazione di un antico misticismo, nel tempo andato perduto.

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Alcune possibili raffigurazioni degli Arconti girando per il web; Arconti in quest’ottica, visti come esseri demoniaci.

Chi sono gli Arconti

Gli Arconti, sono entità associate allo Gnosticismo.
Nella teogonia e nella cosmogonia gnostica, il loro ruolo è quello di giudice, controllori dell’universo materiale.

Cosa sono la teogonia e la cosmogonia ?
In breve, la teogonia è un racconto a carattere mitologico, dove si narra la nascita e la discedenza delle divinità. Tra i testi più conosciuti, c’è la Teogonia di Esiodo, un poema mitologico, scritto intorno al 700 a.C. dove si narrano la storia e la genealogia degli dei dell’antica Grecia. La cosmogonia è la dottrina e l’insieme di miti e leggende che tratta l’origine e la natura dell’universo.
In tali testi di origine gnostica, la figura degli arconti è legata al concetto di potenza responsabile della creazione del mondo, le cui regole dettano quelli che sono i legami tra uomo, mondo, cosmo e tempo.

Lo Gnosticismo

In passato esistevano varie religioni.
L’antica Grecia, le civilta’ mesopotamiche, l’impero romano, tutte concepivano un diverso tipo di fede, veneravano i loro dei e possedevano i loro testi sacri. Erano inoltre presenti minoranze religiose, che si tentava di sottomettere, al più di debellare. In quel contesto storico, prese fortemente piede lo Gnosticismo.

Lo Gnosticismo è un antico movimento filosofico e religioso che basa, sul concetto di  profonda “conoscenza”, il raggiungimento del fine massimo. Principalmente diffuso nei territori della Grecia antica, ha trovato largo seguito nel periodo tra il II° al IV° secolo d.C. Tuttavia, fonti riportano addirittura all’antico periodo babilonese. In generale comunque, la sua diffusione è avvenuta più o meno in parallelo al Cristianesimo. Da questo fù perseguito e ritenuto eresia.

Fondamentalmente lo Gnosticismo intendeva portare l’uomo alla salvezza, grazie alla “conoscenza delle cose”. Se nel Cristianesimo tradizionale si afferma che l’anima raggiunge la salvezza dalla dannazione eterna per grazia di Dio e alla fede in Dio, lo Gnosticismo afferma che la salvezza dell’anima dipende da una conoscenza superiore e illuminata (Gnosi) dell’uomo; conoscenza del mondo e dell’universo. Gli gnostici dunque erano persone che conoscevano la “Verità”, pertanto esseri superiori (per una conoscenza più approfondita sull’argomento, si rimanda comunque a testi di studio; in quest’ambito s’intende dare un’infarinatura).

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Uno dei più conosciuti Simboli Gnostici rappresentante la Sapienza Divina, il “Glicone”, il Serpente dal volto di leone.

Anche lo Gnosticismo possiede una serie di testi sacri. Tra i più importanti, abbiamo i Codici di Nag Hammâdi. Tali opere di letteratura vennero rinvenute nel 1946 dall’esercito inglese presso il villaggio di Nag Hammâdi in Egitto, durante il ritrovamento di un’antica biblioteca. Scritti su papiri in lingua copta, attualmente sono tra i testi più tradotti e studiati dagli studiosi del movimento gnostico. All’interno di questi codici abbiamo una serie di vangeli (tenuti peraltro occultati dal Cristianesimo) detti “Vangeli Gnostici“. Tra i più conosciuti, il Vangelo di Tommaso, il Vangelo secondo Filippo, la Sapienza di Cristo, il famoso Vangelo di Giuda o il Vangelo di Eva (quest’ultimo andato perduto).

Tra i testi di nostro interesse vi è l’Apocrifo di Giovanni (denominato Libro di Giovanni Evangelista), dove viene narrata la concezione della creazione divina.
Abbiamo un Dio, definito Eone, che generò altre coppie di Eoni, eoni maschili e eoni femminili. Insieme gli Eoni, formano la sfera divina detta “Pleroma”. Nel sistema di classificazione gnostica pertano, gli eoni altro non sono che emanazioni di Dio. Ogni nuova emanazione può avvenire solo se si uniscono un eone maschile e un eone femminile.
Successe però che un eone di nome Sophia, a causa della sua brama perversa di assomigliare al dio padre ed Eone supremo, riusci’ a generare un nuovo eone, senza unirsi a nessuno, contro natura. Sophia, generò un nuovo eone che divenne cosi’ emanazione perversa. Tale eone, nato in modo perverso era il Demiurgo.
Il Demiurgo fù il primo Arconte, che generò a sua volta altri Arconti.

Da questo “peccato iniziale“, si generò il mondo materiale, dove venne collocato l’uomo e dove l’uomo stesso si trova imprigionato, non riuscendo a raggiungere il Dio superiore.

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Alcuni frammenti dei testi copti dei Codici di Nag Hammâdi, rinvenuti nel villaggio di Nag Hammâdi nel 1946. Sono tra i più importanti ritrovamenti per quel che concerne la dottrina Gnostica.

Il Mondo Materiale

Il mondo materiale è quindi una creazione degli Arconti, che vogliono portarlo alla perfezione del Pleroma, e cercano di riprodurre tale perfezione attraverso regole e leggi. Ma questo è un errore in quanto loro cercano solo di riprodurre qualcosa che non è. E nella pratica rappresentano un ostacolo per l’essere umano. Provano sofferenza verso il genere umano e lo ostacolano in quanto a differenza loro, non posseggono il libero arbitrio. Vengono visti come parassiti pronti a indirizzare l’uomo verso azioni nefaste.

Giudici supremi e controllori dell’universo, un universo però creato per abominio. Per certi versi, andando nel concreto, è un’idea rimasta simile a quanto avvenne nella vita reale. Nell’antica Grecia infatti, la figura dell’Arconte era in effetti, una figura giuridica riconosciuta. Il termine Arconte faceva riferimento ad una istituzione; era un magistrato che deteneva il potere giuridico della poleis greca. Una carica civile, usata successivamente anche dai bizantini.

In Sintesi

Ricapitolando quindi, gli Arconti hanno fondamentalmente una connotazione negativa.
Emanazioni divine, generatori del mondo materiale come causa di atti perversi. Sul mondo esiste l’uomo il cui fine è il raggiungimento e la ricongiunzione al Dio Supremo. Si frappongono tra il mondo materiale e un Dio superiore, collocato nella sfera del Pleroma, con l’obbiettivo di ostacolare l’uomo.

Vediamo pertanto che le teorie gnostiche vanno in parallelo alla religione Cristiana e gli elementi dell’una si ritrovano nell’altra. L’emanazione divina è possibile vederla come Satana, il diavolo, affiancato nella sua perversione dal suo esercito di demoni, gli Arconti. Il loro fine è non far arrivare l’uomo a Dio. L’ennesima sfida tra il Bene e il Male.

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Il Mito di Medusa

Medusa è un personaggio della mitologia greca.
Probabilmente, tra i più affascinanti.

Insieme alle sorelle Steno (la forte) e Euriale (colei che salta lontano),  era una delle tre Gorgoni, figlie delle divinità marine Forco e Ceto,  l’unica a non essere immortale.
Nelle numerose varianti del mito, alcune ritraggono le Gorgoni come esseri orrendi, dalla bocca larga e zanne di cinghiale (cosi’ le descrive Esiodo nella sua opera “Teogonia”, cosi’ le descrive nei suoi testi il drammaturgo Eschilo). Nella variante di Ovidio, sono tre bellissime donne, belle tanto, da far perdere la testa a Poseidone, dio del mare. A causa di ciò, Atena, invidiosa, trasformò Medusa nel mostro che tutti conosciamo; l’orrenda creatura con serpenti al posto dei capelli e dal potere di pietrificare con lo sguardo.

Secondo il mito fu uccisa dall’eroe greco Perseo, in missione per conto di Polidette, re di Serifo (l’attuale Serfanto, isola greca del Mar Egeo, nell’arcipelago delle Cicladi), che intendeva cosi’ liberarsi di lui per poterne concupire la bellissima madre Danae.
Atena naturalmente aiutò Perseo nell’impresa, indicandogli il nascondiglio delle Gorgoni. Perseo si avvicinò mentre era nel sonno e guardandone il riflesso nel proprio scudo per non rimanere pietrificato, riusci’ a tagliarle la testa.

Dalla testa decapitata di Medusa nacque il cavallo alato Pegaso e dal suo sangue caduto nel mare, nacque il corallo.
Perseo portò la testa di Medusa con sé; non aveva perso il potere di pietrificare e la usò come arma contro i suoi nemici, tra cui lo stesso Polidette.

Per secoli il mito di Medusa è stato un’icona nella storia dell’arte. In tanti l’hanno rappresentata. Da Caravaggio con il suo “Scudo con testa di Medusa”, conservato presso la Galleria degli Uffizi, a Benvenuto Cellini, che con la sua opera in bronzo, ne ha realizzato l’immagine più famosa e conosciuta; la statua di Perseo che mostra fiero la testa di Medusa, sotto la Loggia dei Lanzi di Firenze.
Ma ancora Lorenzo Bernini, Rubens (il meraviglioso dipinto “La Medusa”, conservato al Kunsthistorisches di Vienna) fino al neoclassicismo di Antonio Canova (“Perseo Trionfante”, statua in marmo del 1799-1801, attualmente esposta ai Musei Vaticani di Roma).

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A sinistra Caravaggio “Scudo con testa di Medusa” – dipinto del 1597 attualmente conservato agli Uffizi di Firenze — A destra “Perseo con la testa di Medusa”, la famosa raffigurazione in bronzo di Benvenuto Cellini posta sotto la Loggia dei Lanzi a Firenze.
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A sinistra, “la Medusa” di Rubens, il meraviglioso dipinto ad olio del 1618, conservato nel Kunsthistorisches di Vienna. — A destra il “Perseo Trionfante” di Antonio Canova, attualmente esposto ai Musei Vaticani di Roma.

Medusa: Leggenda o Realtà

Quello che incuriosisce  “LeggendeUrbane”, sono alcune dicerie che vedono nella figura di Medusa, un personaggio realmente esistito nel tempo.
Nel Dylan Dog di Tiziano Sclavi, in un albo dell’Agosto del 2000, l’avvenente archeologa del soprannaturale Edy Edelgase, trova quella che sembra essere la testa mozzata di Medusa, reperto che avrebbe poi causato non pochi problemi.
“LeggendeUrbane” cerca di capire sulla base di quali affermazioni, nell’immaginario collettivo, si è fatta sempre più strada, l’idea dell’effettiva esistenza di una donna dall’aspetto mostruoso, dalla cui testa nasce un intreccio di serpenti, dallo sguardo in grado di ammaliare chiunque la guardi al punto da trasformarlo in pietra.

Per quanto è dato sapere, non esistono e non sono mai esistite spedizioni scientifiche, fondazioni pubbliche o private, che abbiano finanziato una qualche ricerca di questo tipo. Sono stati fatti alcuni tentativi da presunti indagatori dell’occulto, ma ad oggi non esiste prova; la figura di Medusa rimane tuttora ancorata nel mito.  Si mormora che il resto del corpo sia sepolto da qualche parte sotto l’agorà ateniese, ma della testa se ne sono perse le tracce.

Studi vari sul Mito di Medusa

Studi vari associano l’immagine di Medusa a figure storiche.  Alcuni studiosi hanno tentato di razionalizzare il mito. Lo scrittore e geografo greco Pausania, nel suo Periegesi della Grecia, afferma che Medusa sarebbe stata la regina delle popolazioni che vivevano intorno al lago Tritone, succeduta a suo padre Forco dopo la morte di questi e alla cui guida il popolo andava a caccia e in battaglia.  In una di queste occasioni, mentre era accampata contro le truppe di Perseo, sarebbe stata assassinata nottetempo.  Perseo, ammirandone la bellezza, avrebbe portato con sé la testa per mostrarla ai greci.

Diodoro Siculo, storico vissuto nella sicilia del 50 a.C., ne dà un’altra spiegazione razionale al mito di Medusa, affermando che le Gorgoni sarebbero state in realtà membri di una razza di donne guerriere abitanti della Libia, contro cui Perseo, re dei Macedoni, sarebbe andato in guerra.

Forse Medusa era davvero la regina di qualche popolazione dell’Africa Settentrionale ma la testa di serpenti rimane impressa nel mito.  Probabilmente essendo la regina di qualche popolazione Magrebina, era una donna dalla chioma folta e voluminosa, tipica delle donne africane.

Secondo lo scrittore e saggista britannico Robert Graves invece, Medusa non sarebbe mai esistita.  In realtà la sua figura, le sue fattezze terribili, sono da ricollocare alle immagini di dipinti e figure poste all’ingresso dei forni,  messe apposta per allontanare curiosi e bambini,  per non rovinare la cottura del pane (senza dubbio una delle ricostruzioni meno affascinanti).  Secondo Graves,  nel suo libro “La Dea Bianca”,  nell’Antica Grecia, si metteva una maschera di Gorgone sull’apertura di una fornace, per spaventare gli spiriti maligni;  la nascita del pane, un nutrimento legato all’impresa di una donna, un segreto che andava protetto.

Anche lo psicologo e psicoanalista tedesco Erich Neumann, formulò teorie simili, probabilmente anche più convincenti, descritte nella sua opera “La Grande Madre”. L’oggetto che serviva a spaventare era da ricollegare a cerimonie che vedevano coinvolte solo le donne e serviva una figura mostruosa per allonatanare gli uomini.

Il Gorgoneion

Ed è forse questa la ricostruzione più attendibile.
Nessuna figura mostruosa, nessuna donna dai capelli di serpente.   L’origine del mito di Medusa va probabilmente ricercato in questi oggetti utilizzati per terrorizzare.  Traccie se ne trovano dalla fine dell’VIII° secolo a. C.;  oggetti chiamati “Gorgoneion“.

Il Gorgoneion era un pendente, una collana, in generale un oggetto con funzione apotropaica, con l’intento di scacciare i flussi maligni  (“LeggendeUrbane” prossimamente dedicherà ampio spazio a oggetti con funzione apotropaica).
Sul pendente era posta un’immagine che intendeva incutere terrore.  La testa della Medusa è una delle sue raffigurazioni principali.  Uno sguardo spesso stilizzato, truce.  Dalla bocca aperta, lingua di fuori e le serpi tra i capelli (immagine come visto, ripresa nel Rinascimento nel neo-classicismo, fino ai nostri giorni).

Si sta parlando di oggetti di culto.
Utilizzati dai guerrieri sui loro scudi, dai sacerdoti e dalle sacerdotesse all’ingresso dei templi. Gli archologi ne hanno trovati di esempi su piatti, vasi, monete. La funzione principale era quella di dissuadere qualcuno dal compiere un’azione malsana, nello specifico di entrare in un certo luogo.  Usando la paura si cercava di proibire un’azione. Attraverso il viso orrido della gorgone, si cercava di fermare un incauto che tentava di avvicinarsi.  Omero stesso quando parla della Gorgone, parla solo della testa, come se non esistesse un corpo dando forza a questa tesi.

Certo, qualcuno ancora è convinto della figura di Medusa quale quella di una donna meravigliosa, dal corpo divino, occhi accecanti e capelli di serpente;  una donna di un fascino tale da far cadere a suoi piedi tutti gli uomini.
L’immagine mitica di una donna capace di trasformare in pietra, l’uomo che ne rimane incantato.

Gorgoneion
esempi di Gorgoneion

Il Tarantismo

L’argomento del post è bizzarro. Parla di un fenomeno passato, presente in alcune regioni bagnate dal Mediterraneo. In Italia comparve principalmente in Puglia e Salento: il fenomeno del Tarantismo.

Con il termine “Tarantismo” (detto anche “Tarantolismo”), viene identificata una nevrosi, un malessere, una turba mentale che andava a colpire improvvisamente una persona. Caratterizzato da un vera e propria forma di isteria, ad occhi esterni appariva all’incirca come una crisi epilettica.

Causa principale pare fosse il morso di alcune specie di ragni come la Tarantola o la Malmignatta, il cui veleno dava vita a veri e propri spasmi. Ne cadevano preda soprattutto contadini, braccianti agricoli, in generale, gente a diretto contatto con la terra.
Quando una persona ne veniva colpita, erano fatti accorrere un gruppo di musicisti. A quel punto il “malato”, veniva stretto in mezzo ad una cerchia di gente (in genere popolani vari che accorrevano numerosi), mentre i musicisti interpretavano una serie di melodie ritenute terapeutiche. Il risultato era quello di un vero e proprio rituale.

Tarantismo e Tradizione Popolare

In sostanza, la tradizione popolare riteneva la persona malata, vittima di un male oscuro. I musicanti erano in grado di guarirlo. La musica, quale strumento atto a purificarne il corpo attraverso un concerto della durata di ore, spesso giorni, cercando la giusta combinazione di vibrazioni e note gradite. Gli strumenti erano quelli tipici della tradizione popolare: la pizzica, il tamburello ma anche violino, armonica o chitarra. I musici suonavano ininterrottamente, cercando tra le dodici possibili quella ritenuta la sonata giusta.

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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – musicanti intenti nella ricerca della sonata giusta per “guarire l’ammalato”
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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – cerchia di gente accorsa ad incitare, intorno al “malato”

Leggenda racconta che, una volta trovata la melodia gradita, il “malato” iniziava a muovere le gambe in modo frenetico, in uno stato di trance, a strisciare sulla schiena, a correre in preda a deliri, questo fintanto che l’anima del ragno non si consumava fino a morire. La persona “tarantolata” (da qui il termine) successivamente, in uno stato di follia, a tratti bizzosa, cominciava a correre in cerchio, crollando infine a terra stremata; il gesto tipico sembra fosse quello di schiacciare la terra, come a voler schiacciare un ragno.

Il fenomeno ha avuto larga diffusione nell’Italia del Sud, soprattutto nella regione del Salento. Alcuni studi ne fanno risalire l’origine addirittura all’alto medioevo, ma il picco è stato raggiunto intorno la metà del novecento (anni ’50 e ’60), scemando negli anni settanta.

Se ne parla spesso in modo contraddittorio; chi afferma con certezza che le vittime erano in preda a malesseri, chi ne sottolinea principalmente la sua natura di semplice rito. Spesso le vittime erano giovani donne. Una volta morse, era necessario purificarne l’anima, sottoponendosi a quello che ha tutta l’aria di essere stato un vero e proprio esorcismo a carattere musicale, simile ai riti tribali tipici delle tribù africane. Musicisti al posto di sciamani.

Tarantismo e Aspetti Leggendari

Uno degli studiosi che se ne è maggiormente occupato è l’antropologo e scrittore Ernesto de Martino, che nel 1959 ne approfondi’ le conoscenze, scrivendo successivamente un libro a riguardo (“La Terra del Rimorso” edito da “Il Saggiatore”). Il quadro che ne venne fuori fu quello di un rituale, dove molti dubbi destavano i malesseri e le crisi delle persone. Come racconta De Martino nel suo saggio, spesso il malessere era da ricondurre ad un tentativo di attirare l’attenzione.

Tra le più disparate versioni, si sostiene che dietro il tarantismo ci fosse in realtà il bisogno di una donna di essere al centro di attenzioni (in genere del marito, normalmente degli uomini). In pratica, il morso della “taranta”, il più delle volte metteva in luce casi di vicende personali, crisi e frustazioni, contrasti e conflitti familiari.

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a sinistra, la copertina del saggio di Ernesto de Martino “La Terra del Rimorso” – a destra, una donna nel mezzo di una crisi isterica, in preda a deliri e un musicista che cerca di “purificarla”

 

Dubbi anche sulla vera essenza del Tarantismo. Secondo De Martino, si trattava probabilmente di un fenomeno psicologico e sociale, forse di carattere religioso. In passato la chiesa lo ha considerato un rito pagano, cui volle porre fine, avvicinandolo all’immagine di un rito cristiano che coinvolgeva la figura di San Paolo. Una volta terminato il rito, la persona veniva poi condotta nella chiesa del santo a Galatina, per la definitiva purificazione mediante acqua santa.

Da un punto di vista clinico, c’è chi afferma che le crisi erano vere; ricopriva in tal senso enorme importanza il tipo di legno con cui veniva costruita la cassa del tamburo.

Per quanto se ne sa, ad oggi il Tarantismo è sparito. Rimangono solo espressioni scherzose o di rimprovero, “Ti ha morso la tarantola?” rivolte a bimbi vivaci o irrequieti.

di seguito alcune video-testimonianze del fenomeno:

Video di repertorio

Analisi sul Tarantismo a cura di Diego Carpitella
(il video acquista grande interesse dal minuto 2:56)

Reportage (testimonianza del rito dal minuto 3:59)

Palcheventi: rubrica culturale curata da Maria Ricca.